J'me mêle - Gilet Gialli

J'me mêle - Gilet Gialli

di Lorenzo Zaccaria

Dopo il secondo turno alle presidenziali di due anni fa, Emmanuel Macron festeggiava il suo ingresso all’Eliseo con il 66.10% al ballottaggio; una percentuale notevole soltanto apparentemente, perché più che i suoi elettori, la differenza l’hanno fatta i detrattori dell’avversario, Marine Le Pen. Eppure questo non gli ha impedito di mettersi in marcia e cominciare la sua presidenza in pompa magna accompagnato dal coro della Nona.

E infatti, mentre in Europa è arrivato a ricoprire un ruolo determinante, a casa il suo governo traballa e il malcontento aumenta. Dopo aver raccolto in poco tempo un determinante numero di elettori, più il sostegno di imprenditori e banche, è arrivato a dirigere un governo zoppicante.

Questo ha portato alla situazione in cui la Francia si trova oggi. In Italia ormai l’attenzione verso i Gilet Gialli è scemata, ma loro non hanno mai smesso di protestare, anzi. Ogni sabato le principali città francesi sono impegnate dalle proteste dei nuclei locali, cortei e cori, negozi chiusi e banche serrate, ogni tanto qualche cazzotto con la polizia. Se all’inizio le proteste sono cominciate per un motivo preciso, ha ormai perso importanza e si critica tutto ciò che riguarda m. le président, dalle manovre economiche ai suoi calzini.

Può far sorridere quando si sente che la protesta è giunta al suo Ventesimoepassa Atto, ma, obiettivamente nessuno è stato ancora seriamente preso in considerazione. Nel frattempo l’esasperazione aumenta ovunque, e ognuno la rivolge verso chi meno apprezza tra i due contendenti: da una parte i Gilet Gialli, un movimento profondamente disomogeneo, spesso irresponsabilmente liquidato con le solite etichette; dall’altra la polizia, che fa tutto fuorché aiutare a risolvere il problema, prepara i picchetti al venerdì sera, al sabato mattina fischietta dando un’ultima lucidata alle armature.

Ora, questo non sarebbe il luogo, né il momento per difendere una o l’altra causa, ma ciò su cui vorrei concentrarmi è un’altra cosa: la persistenza (o l’ostinazione se preferite) delle proteste. Molti si sono lamentati perché la protesta è durata troppo a lungo, ed effettivamente avere un corteo in quasi ogni città quasi ogni sabato può essere una scocciatura (anche se il più delle volte si tratta di moderati corteucci); ma questa è una critica che non si può accettare.

Sebbene sia legittimo, sia più che legittimo essere contrari a ogni parola che dicono, un movimento popolare di queste dimensioni non può smettere soltanto perché è passato qualche mesetto. Soprattutto se non è mai stato ascoltato. Se si vuole risolvere, si cerca una soluzione; aspettare nella speranza che dopo un po’ i manifestanti si stufino non è un’opzione onesta.

E questo non soltanto per i Gilet Gialli. Si dice che in Europa si stia tornando a manifestare in piazza, e questa è un ottima cosa, ma possibile che l’interesse, al di fuori dei coinvolti, resista soltanto per pochi giorni, una settimana al più? Possibile che ottenere attenzione è relativamente facile mentre ottenere impegno, da parte di chiunque, è un’impresa?

No. La piazza non è fatta per richiamare i media e creare qualche template per i meme (non soltanto almeno), la piazza è fatta per farsi sentire e per essere ascoltati.

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